Data center con neuroni umani: come funziona il computer CL1
Cos'è il computer biologico CL1 e come funziona
Il CL1 è il primo computer biologico commerciale al mondo, sviluppato dalla start-up di Melbourne Cortical Labs a partire dal 2025. Questa tecnologia all'avanguardia utilizza neuroni viventi, derivati da cellule staminali umane, al posto dei tradizionali transistor in silicio per effettuare calcoli complessi nel settore della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.
Un rack composto da venti di queste unità è stato installato a Singapore dall'operatore di data center DayOne in collaborazione con la facoltà di medicina NUS Medicine. Le cellule, coltivate presso l'Istituto di scienze della vita della NUS, mantengono la loro vitalità fino a sei mesi grazie a sofisticati sistemi di supporto integrati, scambiando impulsi elettrici direttamente con i microchip sottostanti.
Specifiche tecniche e prestazioni del sistema biOS
Il sistema operativo biOS, progettato specificamente da Cortical Labs, gestisce in modo efficiente lo scambio di dati tra il tessuto biologico e il silicio, garantendo prestazioni straordinarie per il settore dei data center. La latenza in uscita è stata ridotta a meno di un millisecondo, un traguardo fondamentale per le applicazioni in tempo reale.

Rispetto al precedente prototipo DishBrain, il nuovo CL1 vanta ben cinquantanove ingressi elettrici rispetto agli otto iniziali, offrendo una capacità di calcolo notevolmente superiore. Ogni singola unità assorbe una potenza compresa tra 850 e 1.000 watt, portando il consumo dell'intero rack a raggiungere i 20 kilowatt.

Scheda Tecnica: CL1 di Cortical Labs
| Caratteristica | Dettaglio Tecnico |
|---|---|
| Produttore | Cortical Labs (Melbourne) |
| Componente di calcolo | Neuroni umani da cellule staminali |
| Sistema operativo | biOS |
| Consumo energetico | 850W - 1.000W per unità (20 kW per rack) |
| Costo di acquisto / noleggio | 35.000$ (ca. 30.000€) oppure 300$ a settimana |
Costi, investimenti e applicazioni nel settore tech
Acquistare un'unità CL1 richiede un investimento di 35.000 dollari (circa 30.000 euro), oppure è possibile optare per un noleggio settimanale pari a 300 dollari (circa 257 euro). L'azienda richiede inoltre rigorose autorizzazioni etiche prima di consentire l'utilizzo della piattaforma per qualsiasi tipo di esperimento o elaborazione dati.
Il progetto ha attirato l'interesse di importanti fondi di investimento internazionali, tra cui In-Q-Tel (il venture capital legato all'intelligence statunitense), Horizons Ventures e Blackbird Ventures. Complessivamente, la start-up ha raccolto 11 milioni di dollari (circa 9,4 milioni di euro), dimostrando la forte attenzione globale verso nuove forme di aggiornamento architetturale per l'hardware informatico.
Quali sono i principali campi di applicazione del CL1?
Le prime applicazioni pratiche riguardano la scoperta di farmaci innovativi e la ricerca sulle malattie neurologiche. In futuro, Cortical Labs e NUS Medicine prevedono di espandere l'impiego alla robotica umanoide e ai sistemi avanzati di rilevamento delle frodi informatiche.
Quali requisiti etici sono richiesti ai clienti?
Prima di poter utilizzare le unità CL1, ogni cliente deve ottenere un'apposita certificazione e un'autorizzazione etica formale, vista la natura biologica dei neuroni umani impiegati nel processo di calcolo.
Prospettive future ed evoluzione dei data center biologici
L'obiettivo dichiarato da DayOne e Cortical Labs è espandere gradualmente l'infrastruttura a Singapore fino a raggiungere mille unità operative collegate in rete. Nel frattempo, per chi desidera approfondire le ultime novità in fatto di architetture di rete e intelligenza artificiale, può essere utile consultare come funziona Google Foto introduce Overnight backup.

Sebbene l'efficienza energetica e la riduzione della latenza rappresentino vantaggi innegabili, l'adozione su larga scala dei computer biologici richiederà un lungo percorso di valutazione normativa e scientifica. La fusione tra biologia cellulare e silicio apre comunque scenari inediti per il futuro della tecnologia globale.
Fonte: Punto Informatico