Discriminazione IBAN illegale in Italia: il punto in Parlamento
Il contesto normativo e l'incontro alla Camera
La discriminazione dell'IBAN rappresenta una violazione persistente delle regole comunitarie, espressamente vietata dall'articolo 9 del regolamento 260/2012. Per fare luce sulla situazione, l'associazione Altroconsumo e Satispay hanno promosso un incontro istituzionale nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, intitolato “Stop alla discriminazione dell'IBAN: un diritto europeo da far rispettare”.
All'evento hanno preso parte figure di spicco come Giulio Centemero della VI Commissione Finanze, Francesca Squillante per l'Antitrust, Francesca Provini per la Banca d'Italia, oltre ad Alberto Dalmasso, CEO di Satispay, e Federico Cavallo di Altroconsumo. L'iniziativa fa seguito a una petizione che ha raccolto circa 1.200 firme e oltre 100 segnalazioni dettagliate, successivamente inoltrate alle autorità di vigilanza competenti per avviare controlli mirati sul territorio nazionale ed estero.
Quali sono i problemi reali per i consumatori
Il rifiuto immotivato di un codice identificativo bancario estero o non conforme genera disagi quotidiani di notevole entità. Le criticità si manifestano principalmente durante la domiciliazione bancaria delle bollette per servizi essenziali come energia, telefonia, streaming e assicurazioni, oltre che nel blocco dei versamenti con modello F24 e nell'accredito di stipendi e pensioni.

Inoltre, chi subisce questa limitazione incontra enormi difficoltà nell'ottenere un finanziamento con rimborso rateale o prestiti personali. Il fenomeno risulta particolarmente accentuato per i conti aperti in Lussemburgo, in Lituania o per i conti italiani gestiti da operatori finanziari esteri operanti nel settore della tecnologia finanziaria.


Il ruolo dello standard SEDA e le soluzioni
All'origine di molti problemi tecnici vi è l'abuso del servizio SEDA (SEPA-compliant Electronic Database Alignment), uno standard opzionale sviluppato in Italia per ottimizzare i flussi di incasso. Se impiegato in modo scorretto dalle aziende, il SEDA si trasforma in una barriera tecnologica contro gli IBAN non italiani. Per aggirare l'ostacolo, gli utenti sono spesso costretti ad aprire un secondo conto corrente, sobbarcandosi costi di gestione supplementari del tutto ingiustificati.
Perché viene rifiutato un IBAN estero?
Spesso a causa di sistemi informatici aziendali non aggiornati o dell'uso improprio dello standard nazionale SEDA, che non riconosce correttamente i codici emessi da istituti con sede in altri Paesi dell'area SEPA.
Quali autorità vigilano sul fenomeno in Italia?
Le segnalazioni dei consumatori vengono gestite principalmente dalla Banca d'Italia e dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che possono intervenire con verifiche e sanzioni.
Cosa rischiano le aziende che discriminano l'IBAN?
Le imprese che violano l'articolo 9 del regolamento 260/2012 rischiano sanzioni amministrative e provvedimenti da parte degli enti regolatori per violazione delle norme sulla concorrenza e sui diritti dei consumatori.
FAQ sulla discriminazione dell'IBAN
La discriminazione dell'IBAN è legale in Europa?
Assolutamente no. È una pratica severamente vietata dalla normativa europea in vigore, che obbliga qualsiasi fornitore di beni o servizi ad accettare qualsiasi IBAN valido appartenente all'area SEPA senza discriminazioni geografiche.
Come posso segnalare un caso di discriminazione?
È possibile inviare una segnalazione formale ad associazioni di consumatori come Altroconsumo o direttamente agli sportelli di tutela della Banca d'Italia fornendo i dettagli dell'azienda inadempiente.
Fonte: Punto Informatico