Edge escluso dal DMA: bocciato il ricorso di Opera
Il Tribunale generale dell’Unione europea ha emesso una sentenza chiave nel settore tech, respingendo il ricorso presentato dalla software house norvegese Opera. La decisione conferma formalmente che Microsoft non deve essere designata come gatekeeper per il browser Microsoft Edge, confermando la linea già tracciata in precedenza dalla Commissione europea.
Le motivazioni della sentenza sul Digital Markets Act
Inoltre, la Commissione europea ha accertato che la preinstallazione del browser all'interno del sistema operativo Windows 11 non conferisce a Microsoft un vantaggio tale da trasformare il software in un punto d'accesso indispensabile, anche a causa dell'utilizzo del motore di rendering Blink, che limita il controllo diretto della multinazionale su alcune componenti chiave.
Punti chiave della decisione UE
| Fattore DMA | Valutazione Tribunale UE |
|---|---|
| Utenti attivi | Superati i 45 milioni mensili |
| Quota di mercato | Troppo bassa rispetto a Chrome e Safari |
| Motore software | Uso di Blink riduce il controllo esclusivo |
La reazione di Opera e il futuro legale
La sconfitta legale apre ora nuovi scenari per la concorrenza nel settore della tecnologia e dei software di navigazione web. Opera ha infatti a disposizione un termine di due mesi e dieci giorni per presentare un eventuale appello dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, portando avanti una battaglia per la libera concorrenza e la trasparenza nei sistemi operativi.

Quali sono le prossime mosse per Opera?
La software house norvegese sta valutando il ricorso in appello alla Corte di Giustizia, puntando a garantire agli utenti un controllo maggiore sui propri dispositivi e sulle app preinstallate.


Qual è la posizione di Microsoft?
Microsoft ha accolto con favore la sentenza del Tribunale, ribadendo la massima collaborazione con la Commissione europea per assicurare la piena conformità delle piattaforme designate al Digital Markets Act.
Impatto pratico per gli utenti e il mercato
Per gli utilizzatori quotidiani di Windows 11 e di altri dispositivi tech, questa sentenza non modifica nell'immediato le abitudini di navigazione o la disponibilità delle app concorrenti. Tuttavia, il dibattito regolatorio resta aperto, influenzando indirettamente anche il settore dei dispositivi mobili e l'evoluzione dei browser su Android e desktop. Chi cerca alternative più veloci o orientate alla privacy può comunque orientarsi su soluzioni come quelle offerte da ecosistemi moderni e innovativi.
Fonte: Punto Informatico