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31 agosto 2016

Apple dovrà pagare 13 miliardi di dollari di tasse


Così ha stabilito la commissione Europea, dimostrando che l'Irlanda ha fornito, tramite il proprio sistema fiscale, aiuti statali in favore di Apple. Cifra che dovrà essere recuperata.



Un’agevolazione che risale al 1991 e che sembrerebbe ruotare intorno alle società irlandesi del Gruppo AppleApple Sales International e Apple Operations Europe. Tramite esse, l’azienda di Cupertino avrebbe incamerato in Irlanda quanto incassato anche nel resto dei Paesi del Mercato Unico Europeo.

Ora, infatti, Apple dovrà restituire 13 Miliardi: la Commissione non può agire in senso strettamente punitivo ma può stabilire il recupero degli aiuti statali illecitamente concessi fino ad un periodo di 10 anni precedenti alla prima richiesta di informazioni sulla questione (nel caso in oggetto, dunque, dal 2013). Pertanto l’Irlanda dovrà recuperare dall’azienda di Cupertino le tasse non pagate fin dal 2003 che ammontano, appunto, a circa 13 miliardi di euro più gli interessi maturati. Tale cifra potrebbe, inoltre, essere spartita fra diversi Stati membri se questi riusciranno a stabilire il legame tra determinati profitti generati da Apple ed i propri mercati.

Apple risponde

La risposta di Apple non ha tardato,o almeno non quella ufficiale,di cui si occuperanno gli avvocati, quanto piuttosto un messaggio ai clienti Apple, alla comunità,parole scelte da Tim Cook. Parole che, sembrano mirare a calmare chi potrebbe sentirsi tradito da un’azienda che ama e rispetta.
Siamo orgogliosi contribuenti delle economie locali in tutta Europa“, scrive Cook affrontando il tema fiscale. “Siamo diventati il maggior contribuente in Irlanda, negli Stati Uniti e nel mondo. , scrive l’AD di Apple. E poi la risposta più decisa, secondo cui “non abbiamo mai chiesto, né abbiamo avuto alcun accordo speciale“.


Cook si avvia alla conclusione citando rischi per l’economia europea, perché dopo questa decisione saranno meno quelli che vorranno creare un’azienda in Europa e aggiunge che Apple è favorevole alle riforme fiscali ma non a quelle retroattive.
Il ricorso è quindi dietro l’angolo.


Una storia familiare...

Un caso simile avvenne nel 2008 dove il presidente della Samsung, Lee Kun Hee dette le dimissioni in seguito ad accuse di evasione fiscale per una cifra allora del valore di 113 milioni di dollari.
L'inchiesta era iniziata nel Gennaio dello stesso anno dopo una dichiarazione dell'ex responsabile legale Kim Yoing Chul dove diceva che parte dei fondi dell'azienda erano utilizzati a scopo di corruzione.
Il presidente stesso non negò né smentì le accuse, assumendosi la piena responsabilità legale e penale dell'accaduto.

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